lunedì 11 marzo 2013
sabato 8 ottobre 2011
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948
Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente la Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuire il testo non solo nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione.
Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.
Il testo qui pubblicato è identico a quello approvato dal Governo Italiano.
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;
L'Assemblea Generale
proclama
la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.
Articolo 14
1) Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.
Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Articolo 18
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 20
1) Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.
Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4) Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Articolo 25
1) Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26
1) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.
Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Articolo 29
1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.
Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
mercoledì 31 agosto 2011
Carlo Mazza - LUPI DI FRONTE AL MARE
venerdì 1 aprile 2011
Scheda del romanzo "Io non ho paura". Istruzioni per la 3F.
IL NUCLEARE (materiale per la 3F)
mercoledì 15 ottobre 2008
martedì 7 ottobre 2008
venerdì 12 settembre 2008
VENEZIA 65
Deleuze, The Wrestler, Un giorno perfetto e il Primo Piano
(ossia quando il Volto si fa Volto e quando il Volto è de-voltificato)
"L'immagine-affezione è il primo piano, e il primo piano è il volto", scrive Gilles Deleuze nel capitolo 6 del primo dei suoi due trattati di filosofia del cinema, "L'immagine-movimento": è cioè allo stesso tempo sia un'immagine specifica e determinabile in base a parametri quantitativi, sia una componente interna a qualunque tipo di piano e campo. Vale a dire, c'è un primo piano di misura, quello comunemente inteso, e un primo piano di senso, come, per esempio, nel caso di un paesaggio, che può essere filmato come un volto, sebbene inquadrato in un campo lungo o lunghissimo. Vediamo in che modo. Paragonando la superficie del volto a quella di un orologio, lo studioso francese definisce il volto una lastra nervosa porta-organi che ha sacrificato l'essenziale alla propria mobilità globale, e che raccoglie o esprime apertamente ogni specie di movimenti locali che il resto del corpo tiene normalmente nascosti. Ogni volta che in qualcosa si scoprono questi due poli, superficie riflettente e micro-movimenti intensivi, si potrà dire che quella cosa è stata inquadrata come un volto, è stata "voltificata". Anche un paesaggio, tornando all'esempio precedente, può avere, insomma, i sussulti di un volto, animarsi di micromovimenti, e quindi "voltificarsi". Un gioco di ombre che crea dualismi spaziali, o uno spazio vuoto che si contrappone a uno pieno, o un semplice movimento del profilmico, per esempio l'oscillare di una foglia alla stregua di un battito di ciglia sulla superficie di un volto/paesaggio immobile, rivelano nel paesaggio le stesse potenzialità di un volto filmato come "volto" (perchè alle volte questo non avviene, e in questo caso il volto è de-voltificato). Deleuze individua due tipi di primi piani: quello in cui prevale la "superficie di voltificazione", in cui cioè il volto è prevalentemente contorno, linea avviluppante, e quello in cui invece entrano in azione tratti dispersi, linee frammentarie, ribelli al contorno, e cioè in cui prevalgono i "tratti di volteità". Nel primo caso il volto si fa riflessivo e riflettente, e i tratti sono raggruppati sotto il dominio di un pensiero fisso, inalterabile e senza divenire, eterno addirittura; nel secondo caso, invece, il volto si fa intensivo, e mette in moto una serie intensiva che opera un salto qualitativo, e che non esprime solo una qualità, ma la potenza di passaggio da una qualità all'altra. Pensavo a questa distinzione mentre guardavo il film di Ozpetek presentato a Venezia. Non riesco tuttora a togliermi dalla testa alcuni primi piani e mi domando: erano volti concentrati sull'espressione di una qualità/emozione specifica oppure volti in cui i micromovimenti esprimevano variazioni in divenire, emozioni in procinto di sopraggiungere? La fissità stordita di quei primi piani stava per farmi optare per la prima alternativa, ma oggi ci ho pensato bene e mi sono reso conto che quella fissità è solo fissità vuota, finestra spalancata sull'assenza di senso, e che il volto nel film non è filmato come volto, e cioè luogo di espressione di qualità in atto o in potenza, ma come segnale stradale, messo lì ad indicare allo spettatore che si trova in presenza di un avvicinamento meccanico al personaggio e quindi deve preoccuparsi di penetrare nel suo intimo. Se ce ne fosse stato uno. Un giorno perfetto è una pinacoteca di volti de-voltificati che sembrano non appartenere a quei personaggi, a quelle linee emozionali, e la loro fissità neutra serve/servirebbe soltanto a ipnotizzare lo spettatore indifeso e illuderlo di penetrare l'emozione di un uomo o di una donna rispetto ai quali, nel corso del film, si resta invece sempre all'esterno (almeno questa è la mia impressione). Personalmente non mi piace quest'uso ruffiano e televisivo del primo piano, e non mi piace il primo piano inteso solo come espediente di montaggio, e non come mezzo di espressione. Penso invece al film vincitore della mostra, il bellissimo The Wrestler di Aronovsky. Ricordo un primo piano straordinario di Mickey Rourke, in cui il volto del protagonista resta semi-immobile per alcuni lunghi secondi, inchiodato, attraverso gli occhi, su quello della figlia. Sono secondi durante i quali l'immobilità non è pietrificata ma vibrante, lentissimamente vibrante, e su quel volto immobile leggiamo la consapevolezza di un destino di dolore e di colpa immutabile, ma allo stesso tempo sentiamo su quello stesso volto la voglia di scrivere tra le proprie rughe, le proprie cicatrici e i propri micro-interstizi emozioni di segno diverso, che a quel destino regalino svolte impreviste, o anche solo temporanee dimenticanze. Restiamo sospesi, durante quei secondi, sospesi sul filo assieme a quel volto, e alla sua coscienza, al suo sapere, e poi cadiamo, precipitiamo nell'abisso, quando da quella superficie riflettente, ma viva e non rigida nel suo riflettere, viene giù una lacrima, che velocissima lo riga e lo taglia. Nel tagliarlo, però, non gli procura soltanto un'apertura nel senso di ferita, taglio simbolico, lesione della superficie e squarcio dell'anima, ferita che lo denuda e letteralmente lo ostende agli occhi inquisitori, ma ancora pieni d'amore, della figlia, bensì anche come nuova possibilità di vita, improvviso allargamento dell'orizzonte: una lacrima che rompe gli argini di una palpebra e cade è il sintomo di un volto che ammette la propria penetrabilità, e quindi vulnerabilità, e soltanto dichiarando la propria debolezza il volto si lascia finalmente guardare, poiché gli occhi dell'altro sono assorbiti e non più soltanto ricevuti. Prima superficie riflettente, poi tratti di volteità: sono le due fasi di questo meraviglioso primo piano di Mickey Rourke. Quand'è usato così, e pochi riescono a farlo, il primo piano acquista un senso: perchè, in caso contrario, avvicinarsi tanto a un essere umano? D'altronde, nella visione normale, non-cinematografica, l'essere umano non "vede" in primi piani, piuttosto li utilizza quando "pensa" a qualcuno, e quindi in una sfera non-visiva bensì virtuale. Nel primo piano di Mickey Rourke ci sono insieme qualità e potenza, attuale e virtuale, emozione e pensiero, e c'è soprattutto un volto che sa, che ha coscienza, che sente: in questo senso, racconta un mondo interiore enorme in pochi secondi. Cosa racconta, invece, un primo piano che deve indicare soltanto "rabbia", o "ira, o "dolore", o "dispiacere"? Durante la visione di Un giorno perfetto ho avuto spesso la sensazione che i primi piani indicassero qualcosa, appunto, ma non raccontassero niente. E' così che un primo piano si fa marca indexicale, istruzione per l'uso per lo spettatore televisivo, immagine che tratta di emozioni senza vissuto.
Ozpetek ha più volte utilizzato campi/controcampi silenziosi in cui i primi piani non parlano, probabilmente perché sperava che il silenzio e la fissità del viso attivassero automaticamente un fuori campo che invece non si è attivato mai. Il silenzio è troppo silenzioso e quindi non è silenzio, perché il silenzio, per parlare, e quindi essere, ha bisogno di un piccolissimo rumore (sonoro e/o visivo) che lo renda appunto espressivo, concreto, materico, presente (silenzio non è infatti sinonimo di muto), così come un volto ha bisogno di un micromovimento per attivare potenzialità espressive, evolutive, performative.
A meno che, come ci dice Deleuze, tutto quel volto non si concentri nell’espressione di una qualità eterna, immobile, definitiva, onnicomprensiva di qualunque tratto interno al contorno-volto. Ma qui entriamo in una sfera diversa, dalla quale appunto la fissità inespressiva e attonita dei primi piani ozpetekiani viene ahimé estromessa. Entriamo, cioè, nella sfera dell’immobilità imperfetta del primo piano di The Wrestler descritto prima (in cui il primo piano sviluppa tutte le sue potenzialità), o nell’immobilità perfetta, medusea del volto di Edmund in Germania Anno Zero. Ma attenzione, parliamo di un’immobilità che quanto mai densa e lontana dal mutismo semantico. Penso a uno dei primi piani finali del film, uno dei pochissimi dedicati al bambino protagonista e l’unico così prolungato, così evidenziato all’interno del decoupàge, nonché l’unico angolato leggermente dal basso, ad evidenziare la volumetria del volto stesso.
Edmund, per tutti gli ultimi minuti del film, com’è noto, “va a zonzo”, per dirla con il linguaggio di Deleuze, deambula senza meta, saltando qua e là, a volte come giocando, tra le macerie polverose di una Berlino distrutta nel corpo e nello spirito. Il suo corpo agile cerca nel cammino tra le strade e nella danza sulle macerie la possibilità di un mutamento, di un “alleggerimento” di una situazione evidentemente pesante, solidamente piantata nella disperazione. Quasi l’ipotesi di un volo calviniano. Un volo impossibile, purtroppo. Edmund fa quindi il suo ingresso in uno dei tanti palazzi/scheletro della città, sale a un piano alto, e di lì ora può guardare la città distrutta nel suo complesso, così come può osservare la vita distrutta dei suoi fratelli che lo cercano inutilmente per le strade, e può guardare perfettamente negli occhi l’assenza del padre che ha ucciso, e quindi scotomizzare la propria colpa. Qui Edmund acquista uno sguardo distante, “oggettivato” dal mondo esterno che gli si offre in tutta la propria irriducibilità e da quello interno che gli si presenta impietoso, sostituito simbolicamente dalle macerie, al proprio sguardo. E allo stesso tempo, per la prima volta nel film, Rossellini regala al bambino un primo piano che è anche profondamente “soggettivo”: su quel volto si scrive la consapevolezza pietrificata di una situazione immutabile, di una colpa immondabile, di una vita irrecuperabile; su quel volto che si fa pietra e maceria, dove neppure un micromovimento apre ad altri possibili, la decisione si fa conseguente: la morte si prefigura come suggello di una situazione fissata per sempre. Come unico barlume di senso. Rossellini costruisce in questo caso un’immobilità perfetta e abissale, rumorosissima e silente allo stesso tempo, una fissità piena e mai vuota, una superficie di voltificazione, per riprendere la terminologia di Deleuze, che può fare a meno dei tratti di volteità dei micro-movimenti perché attiva, in fuori-campo, un movimento più grande, quello dello Spirito che agisce sulla vita del bambino e sulla storia di una città e di un mondo interi.
lunedì 8 settembre 2008
Il progetto è qui su carta, e urla la sua voglia di essere filmato. Sarà una favola nera, cioè la vicenda surreale di una donna che vuole tornare bambina, un piccolo racconto crudele ma allo stesso tempo tenero verso le debolezze umane, una breve parabola non conciliata e non conciliante, ma alla fine immersa nella luce… Un corto denso, credo, un pugno nello stomaco, un breve viaggio antieroico condensato in un interno senza tempo.
Io e le persone con cui di solito condivido l'esperienza artistica stiamo cerchiamo soldi e persone che vogliano entrare nel progetto, nelle vesti di mecenati oppure di veri e propri produttori/coproduttori del cortometraggio.